La percezione della criminalità oggi

La percezione della criminalità oggi

La percezione della criminalità oggi è strettamente connessa alla percezione del rischio di poter subire un reato.

Il contesto

A seconda del tipo di contesto sociale, del senso civico e di giustizia, della corrente politica, dell’informazione mediatica e della presenza di forze di polizia sul territorio, la percezione di mancanza di sicurezza varia fra la popolazione. Il modo in cui il rischio ed il pericolo viene interpretato dalle persone è influenzato direttamente dagli atti delittuosi che avvengono vicini al loro vivere quotidiano. Semplificando possiamo asserire che se si vive in un contesto dove c’è una presenza frequente di reati, il nostro livello di attenzione verso gli stessi sarà indubbiamente più alto.

Quali forme di Criminalità

La criminologia, ovvero la scienza che studia ogni diversa forma di criminalità ed ogni rispettiva causa, ha potuto identificare differenti aspetti legati a questi fenomeni; oggi si può parlare di criminalità violenta, criminalità urbana, organizzata o contro l’umanità; dove per criminalità si intende il compimento di azioni che violano le leggi e le norme penali del paese dove viene commesso il fatto. Alcuni studi sono concordi nel ritenere che oggi in Italia i media concentrano le notizie di criminalità, maggiormente sui reati più efferati trascurando la maggior parte dei “reati minori” che ogni giorno affliggono centinaia di cittadini. Reati che ci vedono vittime di furti e rapine.

Quale l’ effetto?

Essendo infatti meno visibili e più “silenziosi”, non vengono percepiti come un’eventualità che dovrebbe essere affrontata nell’ambito della prevenzione.
Si pensi a titolo esemplificativo, che la maggior parte delle persone che investe in adeguati sistemi di sicurezza lo fa in seguito ad un forte evento traumatico o per la paura che questo gli possa accadere.

In tutti questi anni mi è capitato di assistere ad una percezione della criminalità e soprattutto dei rischi ad essa connessi, molto differente da persona a persona, dove nei casi più estremi ho potuto incontrare clienti, in contesti ad alto rischio di intrusione dormire tranquilli con le finestre aperte ed altri clienti, in contesti di basso rischio di intrusione non riuscire a dormire se non chiusi e blindati in casa.

TaRi la tassa rifiuti (video)


Mese d’agosto. Tutti pensano alle vacanze, al riposo necessario a ricaricare l’energia per affrontare settembre. Noi lavoriamo per preparare strumenti utili alle Partite Iva, per agevolarle nell’ ottimizzare le risorse umane e quelle finanziarie.

La Ta.Ri Tassa Rifiuti

La Tari, insieme a tante altre tasse, è pagata senza aver possibilità di verifica dei conteggi. Arriva la cartella e noi la paghiamo. Bene, per la Ta.Ri oggi esiste un servizio che aiuta gli imprenditori a verificare se quanto pagato è giusto. Una verifica che consente anche di evitare eventuali sanzioni se pagato meno o ottenere il rimborso di qunato pagato in più in caso d’errore da parte del Comune. Nel video è spiegato esattamente cosa bisogna fare.

La soluzione

Chiama Conflombardia.com. In collaborazione con il sindacato datoriale Conflavoro Pmi, il Sindacato delle Partite Iva, e con le sue sedi territoriali in Lombardia, possiamo aiutare sostenere le aziende in queste verifiche. Contatta via email enrico.bombelli@conflavoro.it oppure chiama 3249955300 (Whatsapp)

Rilevatori di movimento

Cosa sono e come funzionano i principali rivelatori di movimento.
Fra i vari componenti necessari ad assemblare un sistema per la protezione e la messa in sicurezza di un edificio, sicuramente risultano fondamentali i rilevatori di movimento o più comunemente chiamati sensori volumetrici.
Ricordiamo brevemente che il movimento (o moto) di un corpo, è il cambiamento di posizione nello spazio in relazione al tempo.

Da un punto di vista meramente scientifico facciamo presente che ogni tipo di materia emana delle radiazioni sia elettriche che magnetiche, di cui solo una piccola parte viene percepita dagli esseri umani. Le principali tecnologie utilizzate da questi rilevatori di movimento infatti, si fondano sulla capacità di captare e discriminare alcune di queste frequenze.

Queste apparecchiature elettroniche, ormai tutte digitali e non più analogiche come un tempo, possono essere divise in 2 grandi famiglie, a seconda della tecnologia che utilizzano per svolgere il loro compito di rilevazione.

A tal proposito esistono i seguenti rilevatori di movimento:

Sensori PIR, acronimo di Passive Infra Red, che misurano la quantità di calore irradiata dai raggi infrarossi (IR) emessi in particolar modo da esseri viventi.
Siamo tutti d’accordo che ogni corpo con temperatura superiore allo zero assoluto emette energia sotto forma di radiazioni termiche. La maggior parte di queste radiazioni posseggono frequenze appartenenti ad uno spettro luminoso, invisibile alla percezione dell’occhio umano. Tali frequenze però possono essere rilevate tramite specifici dispositivi elettronici progettati per tale scopo.

Il termine passivo si riferisce al fatto che i PIR non emettono nessuna forma di energia ma lavorano esclusivamente misurando la variazione dell’energia sprigionata dagli oggetti all’interno del proprio campo di rilevazione.

Tecnicamente sono dotati di una particolare lente (detta di Fresnel), che convoglia la radiazione infrarossa su appositi elementi piroelettrici i quali hanno la capacità di convertire la variazione della temperatura in un segnale elettrico. È sufficiente una differenza di soli 1,6 gradi per generare un segnale.
In poche parole possiamo concludere semplicemente che l’infrarosso lavora sulla rilevazione del calore dei corpi.

L’altro tipo di tecnologia utilizzata per la rilevazione, si basa sull’analisi delle Microonde emesse.

I sensori a Microonda infatti utilizzano questa tecnologia per rilevare gli oggetti attraverso una lettura delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza che essi stessi emanano.
Questi sensori a differenza dei PIR sono attivi, ovvero irradiano costantemente microonde all’interno della loro area di “osservazione” per misurarne le variazioni.

Ne esistono fondamentalmente 2 tipi o TX-RX o doppler.

Nei sistemi TX-RX abbiamo la presenza di due sensori, un sensore che trasmette chiamato TX (trasmettitore) ed un sensore che riceve chiamato RX (ricevitore) queste due apparecchiature creano un corridoio invisibile composto da un costante flusso di microonde in grado di analizzare con la massima precisione tutto ciò che lo attraversa, infatti quando il ricevitore rileva una differenza di condizione all’interno del suo fascio, effettua un’analisi approfondita della situazione che se considerata una reale intrusione, innesca un segnale di allarme.

Il sistema doppler invece funziona come un radar, ovvero da una parte emette costantemente le microonde e dall’altra ne misura l’effetto del rimbalzo che avviene contro i corpi all’interno dell’area di rilevazione.

La tecnologia PIR è sicuramente molto più usata e diffusa per la sensoristica INDOR ovvero interna, o per l’utilizzo in piccoli spazi esterni circoscritti, la tecnologia MW è prevalentemente molto più usata e diffusa per i sensori OUTDOOR, ovvero progettati per lavorare in ambienti esterni, soprattutto per coprire distanze considerevoli.

Esistono poi dei sensori ibridi, ovvero che posseggono entrambe le tecnologie, dove a seconda delle logiche di programmazione del costruttore, lavorano insieme per effettuare un’analisi più approfondita della rilevazione. Questi sensori sono solitamente utilizzati per lavorare in ambienti esterni.

Tari Milano. Ma siete sicuri di aver pagato il giusto?

Il comune di Milano comunica il risultato dell’incremento degli incassi della tari. Si, certo, l’amministrazione comunale è felice. Ma tu piccola partita Iva che fai fatica a chiudere i conti a fine mese, cosa ne pensi? Soprattutto, sei certo di aver pagato il giusto? Proviamo a fare un controllo? Una piccola inchiesta? Se vuoi toglierti la curiosità di saperlo chiamami al 338 1900487, anche in agosto e vedremo insieme a conflavoro. Avrai anche la possibilità di farti restituire quanto, nel caso,è stato pagato in più.

Dal comune di Milano:

TARI 2018. INCASSI IN CRESCITA ALLA SCADENZA DELLA PRIMA RATA

Al 31 luglio registrati introiti per 58 milioni di euro rispetto ai 38,4 dello scorso anno. Tasca: “Pago Pa funziona ed è apprezzata dai cittadini”

Milano, 12 agosto 2018 – Incassi della Tari in crescita alla scadenza della prima rata del 31 luglio rispetto alla stessa data dello scorso anno. Per il momento, il tributo comunale sui rifiuti è stato pagato da 183.804 utenti per un incasso totale di 58.102.536,00 euro. Lo scorso anno, alla stessa data, pagarono in 139.867 per un incasso di 38.492.843,00 euro.

Un bilancio soddisfacente nel secondo anno di applicazione dei metodi di pagamento Pago PA e dopo l’introduzione della novità dei pagamenti dal portale del Comune di Milano. In 171.987 hanno versato quanto dovevano utilizzando l’home banking, dai tabaccai e online con altri prestatori di servizi di pagamento indicati sul sito AGID. Altri 11.817 hanno saldato direttamente attraverso il portale del Comune.

Il risultato è anche frutto di una comunicazione più facile: la sezione dedicata alla Tari sul portale del Comune è stata rivista completamente rispetto allo scorso anno e prevede una parte molto chiara sul funzionamento di Pago PA.

Ne è convinto anche l’assessore al Bilancio e al Demanio Roberto Tasca: “Come tutti i salti di tecnologia, ci sono complessità da gestire. Il crescente numero di pagamenti effettuati tramite Pago Pa mostra comunque un importante segnale di apprezzamento da parte dei nostri cittadini”.

Da una prima rilevazione parziale sui dati del 2018, emerge come crescano gli utenti (il 62%) che hanno scelto di pagare in un’unica rata, mentre il 37% ha pagato solo la prima scadenza e l’1% ha pagato solo la seconda rata e non la prima.

Complessivamente, l’Amministrazione un incasso di 300 milioni di euro a fronte del pagamento del tributo da parte di 733.490 contribuenti. Introiti che serviranno a coprire per intero e senza ricavi per il Comune il costo del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti.

Il sindacalista datoriale, qual’è il suo compito? (Video)


Oggi le piccole e medie imprese hanno a disposizione un professionista, che è però utilizzato pochissimo: il sindacalista datoriale.

Qual’è il suo ruolo?

Il sindacalista datoriale segue l’azienda nell’applicazione del contratto collettivo del lavoro, lo strumento che regola i rapporti tra l’azienda e i propri dipendenti. Aiuta l’azienda nel sviluppare il contratto di 2°livello, strategico per personalizzare alla propria realtà produttiva o di servizi. Aiuta l’imprenditore e l’azienda a mantenere i rapporti con i dipendenti e con i sindacati dei lavoratori. E’ una figura strategica nel caso in cui nascano motivi di contestazione con i dipendenti e il successivo confronto con la parte sindacale dei lavoratori. E’ strategico anche nel confronto con la parte sindacale dei lavoratori quando sono avanzate richieste da parte dei lavoratori.

Cos’è un Sindacato Datoriale

Il termine sindacato è solitamente associato a quello dei lavoratori. In realtà, ci sono anche associazioni di categoria cosiddette “datoriali”, ovvero quelle dei datori di lavoro. Sono anch’esse, a tutti gli effetti, sindacati in quanto svolgono le classiche funzioni di rappresentanza, tutela e assistenza dei propri iscritti. Ne conoscete alcune, che lavorano per le grandi imprese, come Confindustria. Conflavoro Pmi è un’ associazione datoriale che si occupa di piccole e medie imprese.
Negli incontri delle cosiddette “parti sociali”, spesso convocati da istituzioni pubbliche, i rappresentanti dei lavoratori e delle imprese svolgono le relazioni sindacali. a livello nazionale, ad esempio, discuto e si accordano per revisionare il CCNL di riferimento. A livello territoriale o della singola azienda si affrontano le questioni lavorative e sindacali locali o specifiche. Ci si può confrotnare anche a livello individuale (la singola persona). Spesso vi sono relazioni sindacali tra un rappresentante del lavoratore e uno dell’impresa.

Conflavoro Pmi è la risposta

Conflavoro Pmi è l’associazione sindacale datoriale che maggiormente tutela e promuove gli interessi delle imprese associate
La ricetta di Conflavoro PMI è molto semplice. Ha rivoluzionato l’essere associazione datoriale. Infatti garantisce l’assistenza, la tutela e lo sviluppo delle aziende associate, in relazione alle tematiche di carattere locale e nazionale, mantenendo rapporti diretti con tutte le istituzioni pubbliche e private.
Ha più di 650 collaboratori operanti nelle oltre 86 sedi della confederazione, presenti in 18 regioni e 68 province, Conflavoro PMI garantisce a tutti i soci assistenza e affiancamento alla loro vita imprenditoriale, offrendo oltre ai servizi ordinari come accesso al credito, tutela legale, consulenza finanziaria, assistenza e formazione in ambito di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, una vera ed effettiva rappresentanza sindacale a favore dell’intera impresa, prestando un’attenzione particolare alla gestione effettiva dei Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro.
Conflavoro PMI è fatta di persone, di imprenditori, di professionisti che ogni giorno si ingegnano, operano e lavorano per far ripartire la grande macchina aziendale delle nostro paese.
Conflavoro PMI reagisce alla crisi con soluzioni concrete da mettere in atto per le sue aziende associate.

Legittima difesa

Un tema molto discusso e controverso è la questione della “legittima difesa” a seguito delle intrusioni nelle nostre proprietà private. Tema trattato periodicamente sia in ambito politico che in ambito sociale ed alimentato dai soliti drammatici accadimenti di cronaca. I principali mezzi di comunicazione gli dedicano sempre particolare attenzione ad ogni occorrenza, poiché risulta essere un problema molto sentito dalla popolazione. Lasciando i dibattiti alle chiacchiere dei vari opinionisti che esprimono i loro pareri, noi che ci occupiamo di sicurezza, cercheremo di concentrarci subito sul cuore del problema.

Cosa possiamo fare di concreto per proteggerci?

Cosa possiamo fare per difendere la nostra famiglia da queste brutali aggressioni? Che fare quando la nostra sicurezza e la nostra tranquillità viene compromessa all’improvviso? Il governo sembra confuso nel tentativo di mettere mano ad un argomento così spinoso e contrastato; la politica infatti, prova da anni a far definitivamente chiarezza sulla questione della legittima difesa attraverso proposte di legge che non approdano mai a nulla.

Le forti divergenze tra i vari partiti che nascono anche al loro interno, non aiutano ad individuare una soluzione legislativa chiara che metta tutti d’accordo.

Questa mancanza di intesa genera una spaccatura che identifica due grandi correnti di pensiero, dove la prima sostiene che sia giusto difendersi da soli anche con l’utilizzo di armi da fuoco, mentre la seconda non giustifica in nessun caso gesti di estrema difesa, anche se scaturiti in reazione a violente aggressioni.

Anche l’opinione pubblica resta divisa a tale proposito.

Come la politica anche i cittadini ricalcano queste due linee di pensiero ben distinte in chi si arma nel tentativo di difendersi da solo (o vorrebbe farlo),  e chi invece nonostante tutto, resta contro l’uso delle armi , pensando non sia una giusta soluzione al problema. Il tutto viene poi amplificato, da una situazione normativa che non trova una chiara applicazione, dove, se vogliamo proprio dirla tutta, sembra a volte a favore di chi delinque. A tale proposito, abbiamo assistito ad alcune sentenze che hanno suscitato parecchio sgomento, condannando chi, magari preso dal panico, ha commesso un eccesso di difesa a volte con l’uso di armi. Lo sforzo interpretativo dei giudici chiamati in causa, nell’attribuzione di eventuali responsabilità civili e penali, si concentra sulla comprensione dell’intenzionalità di questo gesto, in relazione al forte stress psicologico ed emotivo vissuto in quei momenti.

Noi cittadini sembriamo spesso abbandonati a noi stessi, lasciati a degli interrogativi che risuonano pesantemente nelle nostre menti senza trovare certezze.

Legittima difesa,  un valido aiuto arriva dalla prevenzione.

E’ infatti statisticamente dimostrato che, dotare il proprio immobile  delle giuste difese in grado di ostacolare e creare deterrenza da ogni eventuale intrusione a scopo di furto o di rapina, rappresenta di certo un’efficacie soluzione. Siamo convinti che evitare qualsiasi situazione di contatto fisico con eventuali malintenzionati, ci offra la possibilità di non trovarci costretti a difenderci, scongiurando così ogni possibilità di subire o fare violenza.

Video Motion Detection

Oggi parleremo di una particolare funzione nativamente integrata in alcuni sistemi di videosorveglianza, ovvero il Motion Detection.
Soprattutto, illustreremo alcuni concetti fondamentali, per tentare di fare chiarezza sui principali dubbi tecnici e pratici di chi spesso ci interroga per comprendere se, questi strumenti possono emulare i rilevatori di movimento, sostituendosi così ad un impianto di allarme.

Insomma, è possibile far “lavorare” le telecamere al pari dei sensori volumetrici conservandone la stessa affidabilità di rilevazione? Purtroppo la risposta è negativa, motivata dalle seguenti considerazioni.

Iniziamo con il capire come funziona l’algoritmo che sta alla base del Video Motion Detection.

Questo sistema, ormai presente a bordo di moltissime telecamere moderne, consente di analizzare in tempo reale il cambiamento cromatico nei pixel della scena inquadrata; questo è reso possibile verificando costantemente se il fotogramma successivo presenta delle variazioni rispetto al fotogramma precedente. La logica con la quale è stato concepito tale funzionamento, infatti, interpreta come movimento tutto ciò che produce anche solo una differenza di luce all’interno di una scena statica. Anche se in effetti nessun corpo è realmente entrato nell’inquadratura. Questo tipo di “cambiamento” genera infatti continue segnalazioni di allarme, segnalate direttamente al destinatario designato, tramite sms o mail, spesso inviando alcuni fotogrammi.

Facciamo il Punto

Riassumendo possiamo affermare che ogni tipo di causa in grado di modificare la luminosità e la scala cromatica dei pixel della scena inquadrata viene interpretata come movimento; (pensiamo ad esempio alle condizioni climatiche che influiscono sulla luce che entra dalla finestra).

Nel tentativo di “filtrare” la maggior parte dei falsi allarmi, le varie case costruttrici, offrono a corredo delle loro interfacce software, la possibilità di settare manualmente alcuni parametri di intervento, selezionandone il livello di tolleranze e di soglie.

Solitamente si può agire sulla sensibilità di rilevazione della differenza luminosa, sulla circoscrizione di una particolare zona dell’inquadratura o sulla quantità dell’immagine dove prendere in esame il cambiamento, rispetto a tutta la scena videoripresa.

Pur ottimizzando le varie possibilità di taratura questo algoritmo, non può essere paragonato all’affidabilità di rilevazione ottenuta con i sensori volumetrici.
Esistono invece moderni sistemi evoluti di video analisi intelligente, i quali riescono a discriminare le immagini di persone ed oggetti, sia ferme che in movimento, fino a processare elaborazioni complesse, quali ad esempio, riconoscimento facciale o lettura delle targhe, ma questa è un’altra cosa.

Perciò se questa tecnologia viene usata per discriminare un effettiva situazione di allarme, intensa come tentativo di intrusione, cadrebbe spesso in errore procurando un numero considerevole di allarmi impropri.

Conclusione

Per concludere, possiamo affermare che l’utilizzo più idoneo del Video Motion Detection, non è quello di sostituire un impianto di rilevazione del movimento, ma quello di integrarsi con esso.
La possibilità di video verifica in tempo reale, sicuramente offre un importante ed ulteriore livello di sicurezza nella gestione di un allarme, generato da apparecchiature appositamente progettate per tale compito.

Quando il Furto diventa Rapina

Tra i vari reati che comportano un “attacco” al patrimonio, la rapina è senza dubbio l’azione criminale maggiormente scioccante e preoccupante per chi la subisce. Durante questa drammatica esperienza, la vittima teme seriamente per la propria incolumità personale con inevitabili conseguenze psicologiche.

La Rapina

Si caratterizza, a differenza del furto, per l’utilizzo della violenza o della minaccia contro la persona. Infatti il Furto diventa Rapina quando il reato anziché essere compiuto contro la proprietà avviene nei confronti della persona; ciò può accadere quando la vittima sorprende l’autore mentre compie il reato o inevitabilmente quando ci si trova ad entrare in contatto forzoso con gli intrusi.
Nel Codice Penale italiano la rapina è definita un delitto contro il patrimonio mediante violenza alla persona, ed è disciplinata dall’art. 628:

“Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da 516 a 2.065 euro.

Aggravanti nella rapina

Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità. La pena è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da 1.032 a 3.098 euro se:

la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;
la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacità di volere o di agire;
la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui al articolo 416bis”
In ogni specifico caso poi assumono un peso rilevante le attività aggravanti od attenuanti dell’azione criminale commessa.Tra i vari reati che comportano un “attacco” al patrimonio, la rapina è senza dubbio l’azione criminale maggiormente scioccante e preoccupante per chi la subisce. Durante questa drammatica esperienza, la vittima teme seriamente per la propria incolumità personale con inevitabili conseguenze psicologiche.

Quando il Furto diventa Rapina

Si caratterizza, a differenza del furto, per l’utilizzo della violenza o della minaccia contro la persona. Infatti il Furto diventa Rapina quando il reato anziché essere compiuto contro la proprietà avviene nei confronti della persona; ciò può accadere quando la vittima sorprende l’autore mentre compie il reato o inevitabilmente quando ci si trova ad entrare in contatto forzoso con gli intrusi.
Nel Codice Penale italiano la rapina è definita un delitto contro il patrimonio mediante violenza alla persona, ed è disciplinata dall’art. 628:

“Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da 516 a 2.065 euro.

Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità. La pena è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da 1.032 a 3.098 euro se:

la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;
la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacità di volere o di agire;
la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui al articolo 416bis”
In ogni specifico caso poi assumono un peso rilevante le attività aggravanti od attenuanti dell’azione criminale commessa.

Gli impianti di allarme fanno falsi allarmi?

Gli impianti di allarme generano falsi allarmi suonando per niente?
Sarò estremamente sincero con voi. SI gli impianti di allarme fanno falsi allarmi. Purtroppo capita! In questo articolo non tratteremo le differenze tra falsi allarmi ed allarmi impropri; termine il secondo, tecnicamente più corretto, ma in questo contesto comunque irrilevante.

Falsi allarmi

La domanda più corretta che dobbiamo porci è: “in che misura si verificano questi spiacevoli inconvenienti?”
Una volta al giorno, una volta alla settimana, una volta al mese o una volta all’anno? Inutile dire che in giro ci sono un grosso numero di impianti, che ormai non corrispondono più ai requisiti minimi richiesti dagli standard legislativi, risultando pertanto fuori norma. Ci sono poi moltissimi impianti che negli anni non sono mai stati manutentati a dovere. La scarsa manutenzione unita all’obsolescenza ed alla vetustà dei materiali sicuramente influisce negativamente sulle prestazioni degli stessi.

Capita a volte di essere contattati, da chi già possiede un impianto poiché non è assolutamente soddisfatto.
L’insopportabile situazione dei falsi allarmi indubbiamente è uno degli eventi che procurano maggiore fastidio ai proprietari, infatti a volte la preoccupazione principale di chi decide di installare un impianto di allarme, è la paura che lo stesso possa procurare un elevato numero di falsi allarmi, suonando per niente e compromettendo a volte, rapporti di vicinato che magari non sono già idilliaci.

Allarmi efficienti

Mi viene un po’ da sorridere, poiché la prima preoccupazione di chi ha deciso di installare un impianto, dovrebbe essere quella di acquistare qualcosa di realmente efficace, in grado di aumentare realmente il livello di protezione del proprio immobile e dei loro abitanti, piuttosto che concentrarsi sui malfunzionamenti che l’apparecchiatura potrebbe manifestare. Mi rendo conto comunque, che un impianto che non svolge correttamente i compiti per i quali è stato studiato, progettato ed installato, è una cosa assolutamente grave che non si può trascurare, dove molto spesso le cause di un malfunzionamento possono essere molteplici.

Quali le cause dei Falsi Allarmi

Se l’impianto funziona a dovere il numero di questi eventi deve accadere molto raramente se non quasi mai.
Andiamo a vederle di seguito quali sono le cause principali che danno origine a queste tanto insopportabili, quanto spiacevoli situazioni. Possiamo ricondurre migliaia di casistiche a 2 fattori principali, o peggio ancora la somma di entrambi:

La qualità della componentistica. Le capacità e le competenze dell’installatore.
Il primo caso si commenta da solo; va da se che la scelta di apparecchiature di basso costo, inevitabilmente si traduce in una scarsa qualità complessiva dei componenti dell’impianto. Nel secondo caso la problematica è strettamente legata alla professionalità, la capacità e la preparazione dell’installatore, poiché anche comprando un’ottima strumentazione, che non costa poco, se non posata a regola d’arte si comprometterà sicuramente il risultato finale.

Ricordiamo infatti che un impianto altro non è che il prodotto di un insieme di apparecchiature assemblate in opera da personale specializzato. Ogni strumento utilizzato infatti adotta delle tecnologie specifiche, comprenderne i limiti ed i punti di forza è un indubbio vantaggio nella garanzia di fare un buon lavoro.

Se il tuo impianto suona spesso per niente, hai un impianto che necessita di essere revisionato o sostituito in tutto o in parte, poiché è un impianto che non serve a niente.

Un sistema che perso efficacia in termini di protezione e sicurezza, ci espone proprio ai quei rischi che dovrebbe scongiurare!

Recuperare il Credito Insoluto? oggi si puo!

Oggi sempre maggior e la difficoltà di poter recuperare crediti di fatture insolute. L’azienda deve tutelare i crediti dai propri clienti senza compromettere il rapporto con il cliente stesso. Ricordandoci che le difficoltà finanziarie possono incorrere all’ aziende loro malgrado. La possibilità di far gestire a terzi questo delicato momento, permette all’azienda  di rimanere concentrata nel proprio business. Senza compromettere eventuali  rapporti commerciali futuri.

Per l’avvio dell’iter di recupero del credito insoluto in fase stragiudiziale sono necessari i seguenti documenti.

  1. mandato di incarico compilato nelle sue parti;
  2. copia fatture impagate;
  3. eventuale copia del contratto di fornitura/copia commissione;
  4. eventuale copia dei titoli di credito resi insoluti + spese bancarie sostenute per protesti titoli o ri.ba.;
  5. eventuali documenti di contestazione promossi dal Vostro cliente, relativo alla fornitura dei Vostri prodotti/servizi;
  6. copia del documento di riconoscimento del titolare del credito o del legale rappresentante pro-tempore (carta di identità o passaporto);

La pratica viene attivata dalla ricezione del mandato e documenti comprovanti il credito insoluto.

  • Istruttoria pratica e indagini (analisi solvibilità e reperibilità debitore)
  • Sollecito (comunicazione scritta)
  • Sollecito (comunicazione telefonica)
  • Sollecito (comunicazione telefonica)
  • Intervento dell`esattore a domicilio del debitore
  • Sollecito (comunicazione scritta)
  • Costituzione in mora con raccomandata r.r.
  • Intervento telefonico
  • Diffida Legale con raccomandata r.r.

45 gg Chiusura fase stragiudiziale in caso di mancato recupero, inizia la fase giudiziale.

Partner di Conflombardia.com sono in grado d’ assistere le Partite Iva in tutte le fasi.