La percezione della criminalità oggi

La percezione della criminalità oggi

La percezione della criminalità oggi è strettamente connessa alla percezione del rischio di poter subire un reato.

Il contesto

A seconda del tipo di contesto sociale, del senso civico e di giustizia, della corrente politica, dell’informazione mediatica e della presenza di forze di polizia sul territorio, la percezione di mancanza di sicurezza varia fra la popolazione. Il modo in cui il rischio ed il pericolo viene interpretato dalle persone è influenzato direttamente dagli atti delittuosi che avvengono vicini al loro vivere quotidiano. Semplificando possiamo asserire che se si vive in un contesto dove c’è una presenza frequente di reati, il nostro livello di attenzione verso gli stessi sarà indubbiamente più alto.

Quali forme di Criminalità

La criminologia, ovvero la scienza che studia ogni diversa forma di criminalità ed ogni rispettiva causa, ha potuto identificare differenti aspetti legati a questi fenomeni; oggi si può parlare di criminalità violenta, criminalità urbana, organizzata o contro l’umanità; dove per criminalità si intende il compimento di azioni che violano le leggi e le norme penali del paese dove viene commesso il fatto. Alcuni studi sono concordi nel ritenere che oggi in Italia i media concentrano le notizie di criminalità, maggiormente sui reati più efferati trascurando la maggior parte dei “reati minori” che ogni giorno affliggono centinaia di cittadini. Reati che ci vedono vittime di furti e rapine.

Quale l’ effetto?

Essendo infatti meno visibili e più “silenziosi”, non vengono percepiti come un’eventualità che dovrebbe essere affrontata nell’ambito della prevenzione.
Si pensi a titolo esemplificativo, che la maggior parte delle persone che investe in adeguati sistemi di sicurezza lo fa in seguito ad un forte evento traumatico o per la paura che questo gli possa accadere.

In tutti questi anni mi è capitato di assistere ad una percezione della criminalità e soprattutto dei rischi ad essa connessi, molto differente da persona a persona, dove nei casi più estremi ho potuto incontrare clienti, in contesti ad alto rischio di intrusione dormire tranquilli con le finestre aperte ed altri clienti, in contesti di basso rischio di intrusione non riuscire a dormire se non chiusi e blindati in casa.

Rilevatori di movimento

Cosa sono e come funzionano i principali rivelatori di movimento.
Fra i vari componenti necessari ad assemblare un sistema per la protezione e la messa in sicurezza di un edificio, sicuramente risultano fondamentali i rilevatori di movimento o più comunemente chiamati sensori volumetrici.
Ricordiamo brevemente che il movimento (o moto) di un corpo, è il cambiamento di posizione nello spazio in relazione al tempo.

Da un punto di vista meramente scientifico facciamo presente che ogni tipo di materia emana delle radiazioni sia elettriche che magnetiche, di cui solo una piccola parte viene percepita dagli esseri umani. Le principali tecnologie utilizzate da questi rilevatori di movimento infatti, si fondano sulla capacità di captare e discriminare alcune di queste frequenze.

Queste apparecchiature elettroniche, ormai tutte digitali e non più analogiche come un tempo, possono essere divise in 2 grandi famiglie, a seconda della tecnologia che utilizzano per svolgere il loro compito di rilevazione.

A tal proposito esistono i seguenti rilevatori di movimento:

Sensori PIR, acronimo di Passive Infra Red, che misurano la quantità di calore irradiata dai raggi infrarossi (IR) emessi in particolar modo da esseri viventi.
Siamo tutti d’accordo che ogni corpo con temperatura superiore allo zero assoluto emette energia sotto forma di radiazioni termiche. La maggior parte di queste radiazioni posseggono frequenze appartenenti ad uno spettro luminoso, invisibile alla percezione dell’occhio umano. Tali frequenze però possono essere rilevate tramite specifici dispositivi elettronici progettati per tale scopo.

Il termine passivo si riferisce al fatto che i PIR non emettono nessuna forma di energia ma lavorano esclusivamente misurando la variazione dell’energia sprigionata dagli oggetti all’interno del proprio campo di rilevazione.

Tecnicamente sono dotati di una particolare lente (detta di Fresnel), che convoglia la radiazione infrarossa su appositi elementi piroelettrici i quali hanno la capacità di convertire la variazione della temperatura in un segnale elettrico. È sufficiente una differenza di soli 1,6 gradi per generare un segnale.
In poche parole possiamo concludere semplicemente che l’infrarosso lavora sulla rilevazione del calore dei corpi.

L’altro tipo di tecnologia utilizzata per la rilevazione, si basa sull’analisi delle Microonde emesse.

I sensori a Microonda infatti utilizzano questa tecnologia per rilevare gli oggetti attraverso una lettura delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza che essi stessi emanano.
Questi sensori a differenza dei PIR sono attivi, ovvero irradiano costantemente microonde all’interno della loro area di “osservazione” per misurarne le variazioni.

Ne esistono fondamentalmente 2 tipi o TX-RX o doppler.

Nei sistemi TX-RX abbiamo la presenza di due sensori, un sensore che trasmette chiamato TX (trasmettitore) ed un sensore che riceve chiamato RX (ricevitore) queste due apparecchiature creano un corridoio invisibile composto da un costante flusso di microonde in grado di analizzare con la massima precisione tutto ciò che lo attraversa, infatti quando il ricevitore rileva una differenza di condizione all’interno del suo fascio, effettua un’analisi approfondita della situazione che se considerata una reale intrusione, innesca un segnale di allarme.

Il sistema doppler invece funziona come un radar, ovvero da una parte emette costantemente le microonde e dall’altra ne misura l’effetto del rimbalzo che avviene contro i corpi all’interno dell’area di rilevazione.

La tecnologia PIR è sicuramente molto più usata e diffusa per la sensoristica INDOR ovvero interna, o per l’utilizzo in piccoli spazi esterni circoscritti, la tecnologia MW è prevalentemente molto più usata e diffusa per i sensori OUTDOOR, ovvero progettati per lavorare in ambienti esterni, soprattutto per coprire distanze considerevoli.

Esistono poi dei sensori ibridi, ovvero che posseggono entrambe le tecnologie, dove a seconda delle logiche di programmazione del costruttore, lavorano insieme per effettuare un’analisi più approfondita della rilevazione. Questi sensori sono solitamente utilizzati per lavorare in ambienti esterni.

Legittima difesa

Un tema molto discusso e controverso è la questione della “legittima difesa” a seguito delle intrusioni nelle nostre proprietà private. Tema trattato periodicamente sia in ambito politico che in ambito sociale ed alimentato dai soliti drammatici accadimenti di cronaca. I principali mezzi di comunicazione gli dedicano sempre particolare attenzione ad ogni occorrenza, poiché risulta essere un problema molto sentito dalla popolazione. Lasciando i dibattiti alle chiacchiere dei vari opinionisti che esprimono i loro pareri, noi che ci occupiamo di sicurezza, cercheremo di concentrarci subito sul cuore del problema.

Cosa possiamo fare di concreto per proteggerci?

Cosa possiamo fare per difendere la nostra famiglia da queste brutali aggressioni? Che fare quando la nostra sicurezza e la nostra tranquillità viene compromessa all’improvviso? Il governo sembra confuso nel tentativo di mettere mano ad un argomento così spinoso e contrastato; la politica infatti, prova da anni a far definitivamente chiarezza sulla questione della legittima difesa attraverso proposte di legge che non approdano mai a nulla.

Le forti divergenze tra i vari partiti che nascono anche al loro interno, non aiutano ad individuare una soluzione legislativa chiara che metta tutti d’accordo.

Questa mancanza di intesa genera una spaccatura che identifica due grandi correnti di pensiero, dove la prima sostiene che sia giusto difendersi da soli anche con l’utilizzo di armi da fuoco, mentre la seconda non giustifica in nessun caso gesti di estrema difesa, anche se scaturiti in reazione a violente aggressioni.

Anche l’opinione pubblica resta divisa a tale proposito.

Come la politica anche i cittadini ricalcano queste due linee di pensiero ben distinte in chi si arma nel tentativo di difendersi da solo (o vorrebbe farlo),  e chi invece nonostante tutto, resta contro l’uso delle armi , pensando non sia una giusta soluzione al problema. Il tutto viene poi amplificato, da una situazione normativa che non trova una chiara applicazione, dove, se vogliamo proprio dirla tutta, sembra a volte a favore di chi delinque. A tale proposito, abbiamo assistito ad alcune sentenze che hanno suscitato parecchio sgomento, condannando chi, magari preso dal panico, ha commesso un eccesso di difesa a volte con l’uso di armi. Lo sforzo interpretativo dei giudici chiamati in causa, nell’attribuzione di eventuali responsabilità civili e penali, si concentra sulla comprensione dell’intenzionalità di questo gesto, in relazione al forte stress psicologico ed emotivo vissuto in quei momenti.

Noi cittadini sembriamo spesso abbandonati a noi stessi, lasciati a degli interrogativi che risuonano pesantemente nelle nostre menti senza trovare certezze.

Legittima difesa,  un valido aiuto arriva dalla prevenzione.

E’ infatti statisticamente dimostrato che, dotare il proprio immobile  delle giuste difese in grado di ostacolare e creare deterrenza da ogni eventuale intrusione a scopo di furto o di rapina, rappresenta di certo un’efficacie soluzione. Siamo convinti che evitare qualsiasi situazione di contatto fisico con eventuali malintenzionati, ci offra la possibilità di non trovarci costretti a difenderci, scongiurando così ogni possibilità di subire o fare violenza.

Video Motion Detection

Oggi parleremo di una particolare funzione nativamente integrata in alcuni sistemi di videosorveglianza, ovvero il Motion Detection.
Soprattutto, illustreremo alcuni concetti fondamentali, per tentare di fare chiarezza sui principali dubbi tecnici e pratici di chi spesso ci interroga per comprendere se, questi strumenti possono emulare i rilevatori di movimento, sostituendosi così ad un impianto di allarme.

Insomma, è possibile far “lavorare” le telecamere al pari dei sensori volumetrici conservandone la stessa affidabilità di rilevazione? Purtroppo la risposta è negativa, motivata dalle seguenti considerazioni.

Iniziamo con il capire come funziona l’algoritmo che sta alla base del Video Motion Detection.

Questo sistema, ormai presente a bordo di moltissime telecamere moderne, consente di analizzare in tempo reale il cambiamento cromatico nei pixel della scena inquadrata; questo è reso possibile verificando costantemente se il fotogramma successivo presenta delle variazioni rispetto al fotogramma precedente. La logica con la quale è stato concepito tale funzionamento, infatti, interpreta come movimento tutto ciò che produce anche solo una differenza di luce all’interno di una scena statica. Anche se in effetti nessun corpo è realmente entrato nell’inquadratura. Questo tipo di “cambiamento” genera infatti continue segnalazioni di allarme, segnalate direttamente al destinatario designato, tramite sms o mail, spesso inviando alcuni fotogrammi.

Facciamo il Punto

Riassumendo possiamo affermare che ogni tipo di causa in grado di modificare la luminosità e la scala cromatica dei pixel della scena inquadrata viene interpretata come movimento; (pensiamo ad esempio alle condizioni climatiche che influiscono sulla luce che entra dalla finestra).

Nel tentativo di “filtrare” la maggior parte dei falsi allarmi, le varie case costruttrici, offrono a corredo delle loro interfacce software, la possibilità di settare manualmente alcuni parametri di intervento, selezionandone il livello di tolleranze e di soglie.

Solitamente si può agire sulla sensibilità di rilevazione della differenza luminosa, sulla circoscrizione di una particolare zona dell’inquadratura o sulla quantità dell’immagine dove prendere in esame il cambiamento, rispetto a tutta la scena videoripresa.

Pur ottimizzando le varie possibilità di taratura questo algoritmo, non può essere paragonato all’affidabilità di rilevazione ottenuta con i sensori volumetrici.
Esistono invece moderni sistemi evoluti di video analisi intelligente, i quali riescono a discriminare le immagini di persone ed oggetti, sia ferme che in movimento, fino a processare elaborazioni complesse, quali ad esempio, riconoscimento facciale o lettura delle targhe, ma questa è un’altra cosa.

Perciò se questa tecnologia viene usata per discriminare un effettiva situazione di allarme, intensa come tentativo di intrusione, cadrebbe spesso in errore procurando un numero considerevole di allarmi impropri.

Conclusione

Per concludere, possiamo affermare che l’utilizzo più idoneo del Video Motion Detection, non è quello di sostituire un impianto di rilevazione del movimento, ma quello di integrarsi con esso.
La possibilità di video verifica in tempo reale, sicuramente offre un importante ed ulteriore livello di sicurezza nella gestione di un allarme, generato da apparecchiature appositamente progettate per tale compito.

Quando il Furto diventa Rapina

Tra i vari reati che comportano un “attacco” al patrimonio, la rapina è senza dubbio l’azione criminale maggiormente scioccante e preoccupante per chi la subisce. Durante questa drammatica esperienza, la vittima teme seriamente per la propria incolumità personale con inevitabili conseguenze psicologiche.

La Rapina

Si caratterizza, a differenza del furto, per l’utilizzo della violenza o della minaccia contro la persona. Infatti il Furto diventa Rapina quando il reato anziché essere compiuto contro la proprietà avviene nei confronti della persona; ciò può accadere quando la vittima sorprende l’autore mentre compie il reato o inevitabilmente quando ci si trova ad entrare in contatto forzoso con gli intrusi.
Nel Codice Penale italiano la rapina è definita un delitto contro il patrimonio mediante violenza alla persona, ed è disciplinata dall’art. 628:

“Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da 516 a 2.065 euro.

Aggravanti nella rapina

Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità. La pena è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da 1.032 a 3.098 euro se:

la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;
la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacità di volere o di agire;
la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui al articolo 416bis”
In ogni specifico caso poi assumono un peso rilevante le attività aggravanti od attenuanti dell’azione criminale commessa.Tra i vari reati che comportano un “attacco” al patrimonio, la rapina è senza dubbio l’azione criminale maggiormente scioccante e preoccupante per chi la subisce. Durante questa drammatica esperienza, la vittima teme seriamente per la propria incolumità personale con inevitabili conseguenze psicologiche.

Quando il Furto diventa Rapina

Si caratterizza, a differenza del furto, per l’utilizzo della violenza o della minaccia contro la persona. Infatti il Furto diventa Rapina quando il reato anziché essere compiuto contro la proprietà avviene nei confronti della persona; ciò può accadere quando la vittima sorprende l’autore mentre compie il reato o inevitabilmente quando ci si trova ad entrare in contatto forzoso con gli intrusi.
Nel Codice Penale italiano la rapina è definita un delitto contro il patrimonio mediante violenza alla persona, ed è disciplinata dall’art. 628:

“Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, è punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da 516 a 2.065 euro.

Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità. La pena è della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da 1.032 a 3.098 euro se:

la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite;
la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacità di volere o di agire;
la violenza o minaccia è posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui al articolo 416bis”
In ogni specifico caso poi assumono un peso rilevante le attività aggravanti od attenuanti dell’azione criminale commessa.

Gli impianti di allarme fanno falsi allarmi?

Gli impianti di allarme generano falsi allarmi suonando per niente?
Sarò estremamente sincero con voi. SI gli impianti di allarme fanno falsi allarmi. Purtroppo capita! In questo articolo non tratteremo le differenze tra falsi allarmi ed allarmi impropri; termine il secondo, tecnicamente più corretto, ma in questo contesto comunque irrilevante.

Falsi allarmi

La domanda più corretta che dobbiamo porci è: “in che misura si verificano questi spiacevoli inconvenienti?”
Una volta al giorno, una volta alla settimana, una volta al mese o una volta all’anno? Inutile dire che in giro ci sono un grosso numero di impianti, che ormai non corrispondono più ai requisiti minimi richiesti dagli standard legislativi, risultando pertanto fuori norma. Ci sono poi moltissimi impianti che negli anni non sono mai stati manutentati a dovere. La scarsa manutenzione unita all’obsolescenza ed alla vetustà dei materiali sicuramente influisce negativamente sulle prestazioni degli stessi.

Capita a volte di essere contattati, da chi già possiede un impianto poiché non è assolutamente soddisfatto.
L’insopportabile situazione dei falsi allarmi indubbiamente è uno degli eventi che procurano maggiore fastidio ai proprietari, infatti a volte la preoccupazione principale di chi decide di installare un impianto di allarme, è la paura che lo stesso possa procurare un elevato numero di falsi allarmi, suonando per niente e compromettendo a volte, rapporti di vicinato che magari non sono già idilliaci.

Allarmi efficienti

Mi viene un po’ da sorridere, poiché la prima preoccupazione di chi ha deciso di installare un impianto, dovrebbe essere quella di acquistare qualcosa di realmente efficace, in grado di aumentare realmente il livello di protezione del proprio immobile e dei loro abitanti, piuttosto che concentrarsi sui malfunzionamenti che l’apparecchiatura potrebbe manifestare. Mi rendo conto comunque, che un impianto che non svolge correttamente i compiti per i quali è stato studiato, progettato ed installato, è una cosa assolutamente grave che non si può trascurare, dove molto spesso le cause di un malfunzionamento possono essere molteplici.

Quali le cause dei Falsi Allarmi

Se l’impianto funziona a dovere il numero di questi eventi deve accadere molto raramente se non quasi mai.
Andiamo a vederle di seguito quali sono le cause principali che danno origine a queste tanto insopportabili, quanto spiacevoli situazioni. Possiamo ricondurre migliaia di casistiche a 2 fattori principali, o peggio ancora la somma di entrambi:

La qualità della componentistica. Le capacità e le competenze dell’installatore.
Il primo caso si commenta da solo; va da se che la scelta di apparecchiature di basso costo, inevitabilmente si traduce in una scarsa qualità complessiva dei componenti dell’impianto. Nel secondo caso la problematica è strettamente legata alla professionalità, la capacità e la preparazione dell’installatore, poiché anche comprando un’ottima strumentazione, che non costa poco, se non posata a regola d’arte si comprometterà sicuramente il risultato finale.

Ricordiamo infatti che un impianto altro non è che il prodotto di un insieme di apparecchiature assemblate in opera da personale specializzato. Ogni strumento utilizzato infatti adotta delle tecnologie specifiche, comprenderne i limiti ed i punti di forza è un indubbio vantaggio nella garanzia di fare un buon lavoro.

Se il tuo impianto suona spesso per niente, hai un impianto che necessita di essere revisionato o sostituito in tutto o in parte, poiché è un impianto che non serve a niente.

Un sistema che perso efficacia in termini di protezione e sicurezza, ci espone proprio ai quei rischi che dovrebbe scongiurare!

Furto in abitazione… Il giorno dopo.

Dopo  esserci  lentamente ripresi da quell’impatto terribile, aver fatto la  conta  dei danni e delle cose mancanti,  ci siamo rimessi all’opera per tentate di ricostruire la normalità casalinga. Oltre al ripristino di tutta l’abitazione, la mia priorità così come quella di tutta la  famiglia era diventata trovare una soluzione definitiva in grado di offrire maggiore protezione alla nostra casa; soprattutto per tentare di ricostruire quel senso di sicurezza che era stato spazzato via dopo quell’intrusione.

La ricerca

Non conoscendo  nessun esperto di impianti di allarme, iniziai a cercare su internet; oggi lo  sappiamo  tutti, è possibile accedere ad un gran numero di informazioni velocemente, ottenendo un numero di risultati veramente elevato. Il problema non è accedere a dei contentuti, ma tentare di orientarsi nella mole spropositata di risultati; non è infatti facile comprendere, senza alcuna conoscienza, la bontà e la veridicità di quanto trovato. Quando ci si immerge in “nuovi mondi”, pian piano si iniziano a scoprire cose che prima si ignoravano totalmente e progressivamente ci si fa un’idea su nuovi prodotti e servizi, che purtroppo potrebbe non essere del tutto corretta.

Le proposte del mercato

Le proposte dalla rete non sono  mancate ed è stato un lavoro durato qualche giorno cercare di filtrarle tutte.
Non sapevo ancora quale sarebbe stata la soluzione migliore per noi, ma sicuramente avevamo ben chiaro nella mente cosa non volevamo; non volevamo una strumentazione  scadente, un antifurto che suonasse per niente o ancora peggio un impianto di scarsa qualità. Così, per non sapere ne leggere ne scrivere, abbiamo scartato tutte le proposte a basso costo, tutti quei “Kit fai da te” che ci davano un po l’idea di “plasticoni”, di prodotti da cesta delle offerte che i supermercati adottano per far fuori le rimanenze di magazzino. Abbiamo sempre diffidato della strumentazione elettronica di basso costo, di tutte quei prodotti offerti a 299 o 399 euro tutto compreso, ed infatti  sono state  scartate a priori. Pensavamo: “come può tutto un impianto completo ed efficiente, compresa la mano d’opera, costare meno di uno smartphone di fascia media, meno di un frigorifero o di una lavatrice di scarsa qualità?”

Le paure

Ripetevamo nelle nostre menti che quello che avevamo subito, non sarebbe più dovuto accadere. Volevamo un impianto professionale, efficiente, che durasse nel tempo, volevamo soprattutto diversi livelli di protezione, con un’immediata semplicità d’utilizzo grazie a delle interfacce smart per la gestione tramite dispositivi mobili, insieme ad una  perfetta integrazione.

Furti in cantiere

Una fra le diverse problematiche che si trovano ad affrontare le imprese di costruzione oggi, è il malaugurato evento di subire furti di materiali ed attrezzature all’interno dei propri cantieri, atti criminali che possono comportare oltre tutto danneggiamenti alle infrastrutture. In alcuni casi i furti in cantiere, sono diventati negli ultimi anni, una vera e propria sciagura.

Obbiettivi

Gli obbiettivi più ambiti dai ladri, restano ovviamente tutti quegli utensili o mezzi da cantiere, necessari a compiere altre azioni criminali. Questi malviventi fanno incetta di tutto, dalla ferramenta più spiccia utile allo scasso veloce, quali cacciaviti di diverse dimensioni, pinze, piedi di porco, trance fino ad apparecchiature quali trapani, flessibili con dischi per il taglio del metallo o cannelli ossidrici. Nei casi più gravi, puntano al furto di mezzi pesanti come, ruspe, escavatori o camion, usati per devastare negozi, sportelli bancomat o colonnine dei distributori di benzina. Rubano ogni cosa, dai cavi in rame ai sanitari, dai serramenti alle caldaie, dalla rubinetteria ai pannelli fotovoltaici; insomma ogni cantiere è fonte di materiali molto appetibili e facilmente reperibili, la semplicità di intrusione rappresenta soprattutto nelle ore notturne, quando non c’è la presenza del personale addetto ai lavori, un’occasione molto ghiotta per i criminali predatori.

Il Problema per le imprese

Le imprese che subiscono quotidianamente questo tipo di reati, hanno imparato a ridurre al minimo indispensabile il magazzino in cantiere, lasciando solo le attrezzature strettamente necessarie o comunque quelle difficili da trasportare.

L’annosa problematica di proteggersi dai furti in cantiere, va comunque affrontata e risolta soprattutto con l’aiuto di sistemi dedicati all’anti-intrusione ed alla videosorveglianza, creando eventualmente più livelli di protezione.
Le maggiori criticità da tenere in forte considerazione nello studio e nella progettazione di tali impianti, risiedono proprio nell’elevata mobilità e flessibilità che i rilevatori e le telecamere devono possedere, offrendo una protezione dinamica in grado di seguire l’evoluzione di un’opera in costruzione. Alcune delle principali problematiche richiedono un’attenta valutazione delle seguenti condizioni.

I cantieri

Spesso i cantieri, anche se non si trovano in zone isolate, sono privi di qualsiasi forma di connessione; bisogna poi scegliere apparecchiature che possiedono le migliori caratteristiche per lavorare in ambiente esterno, devono essere protette dalle intemperie, dagli sbalzi termici e da condizioni meteorologiche avverse, non ultime, polvere o collisioni accidentali inerenti alle attività lavorative edili, possono compromettere l’efficienza del sistema. I singoli componenti di ogni impianto devono essere posizionati e messi in sicurezza in modo tale da massimizzare il rendimento e ridurre al minimo i falsi allarmi.
I furti in cantiere possono seriamente minare l’economia dell’appalto, procurando nei casi più gravi perdite per svariate migliaia di euro.

Il Security Manager! La nuova figura professionale

Il Security Manager
E’ il professionista che studia i fattori di rischio di determinate situazioni di criticità e propone le migliori soluzioni!
Egli infatti ha il compito di considerare, impostare ed applicare sistematicamente soluzioni di Security e Safety nell’ambito di persone fisiche o giuridiche sia private che pubbliche. Possiede le giuste competenze e conoscenze idonee a valutare e gestire i rischi di natura dolosa da un punto di vista manageriale e gestionale della Sicurezza, che possono compromettere gli assets umani, materiali ed immateriali.

Quali incarichi

Capiamo insieme il perché una consulenza professionale in termini di Sicurezza è importante.
In una situazione come quella odierna, i cittadini così come tutte le imprese pubbliche o private, sono costantemente esposte ai rischi provenienti da attività illecite. Mentre per il cittadino privato, nella maggior parte dei casi, la probabilità di subire un atto delittuoso resta principalmente un pericolo che arriva dall’esterno, per le imprese può essere anche una problematica di ordine interno, capace di inficiarne la redditività, ridurne la competitività fino a comprometterne la reputazione, oltre che nei casi più gravi di incidere in misura rilevante sul patrimonio. L’ambito induce nel suo complesso a concepire la Sicurezza come un’attività di prevenzione al servizio dei clienti per dotarli di informazioni, metodologie e strumenti idonei a trovare valide soluzioni.

In  Italia

Il tema della Security, in Italia (principalmente nel nostro paese), non ha mai goduto di sufficiente considerazione, trattata sempre come un costo aggiuntivo necessario solo per tentare di sanare delle emergenze.Infatti l’esigenza della sicurezza, viene maggiormente percepita, proprio quando è venuta a mancare e solo quando insorgono gravissimi eventi resi ancor più gravi poiché colgono i malcapitati totalmente impreparati. A questo punto, la successiva reazione a questo tipo di attacchi appare spesso sproporzionata, accentuata maggiormente dalla forte emotività scaturita dal violento impatto psicologico. Questa precaria condizione di lucidità, fa spendere cifre pressoché inutili nel tentativo di recuperare quella serenità strappata violentemente dall’atto criminale.

Agire preventivamente evitando brutte esperienze sia fisiche che materiali, nella maggior parte dei casi evita casi di panico e permettere di calibrare lucidamente l’investimento destinato alla Sicurezza in base alla vera esigenza. Per fare ciò è indispensabile la figura di un professionista preparato in grado di effettuare un’analisi specifica sui reali rischi in totale relazione con le esigenze del suo interlocutore; inizia ad apparire anche in Italia la figura del Security Manager.

Kit antifurto fai da te o Impianto professionale?

Oggi vorrei fare un po di chiarezza sul dubbio che potrebbe maturare nella mente di chi decide di installare “un antifurto” (parola che non mi piace, ma rende bene l’idea), trovandosi a scegliere tra l’acquisto di un Kit fai da te ed un impianto professionale installato da personale specializzato.

Kit Antifurto

Diciamo ovviamente che la scelta non dovrebbe essere condizionata solo dalla differenza evidente di prezzo tra i 2 sistemi, poiché sicuramente sotto l’aspetto meramente economico il Kit vincerebbe senza alcun dubbio la partita 10 a zero, ma sull’uso effettivo che questa strumentazione deve svolgere unita all’aspettativa in termini di affidabilità dall’acquisto fatto.

Tutto deve essere pensato facendo un’analisi delle proprie esigenze, rispondendo alle seguenti domande:

A cosa mi serve realmente l’impianto?
Voglio solo che funzioni da antifurto o vorrei qualcosa di più in termini di protezione?
Mi interessa solo ricevere avvisi sul cellulare quando non sono in casa per sapere cosa succede in mia assenza o vorrei stare in casa protetto perché ho un impianto perimetrale se non addirittura esterno?
Voglio solo proteggere i miei beni all’interno della mia casa quando sono via, o penso anche alla protezione di tutta la mia famiglia quando siamo all’interno della nostra abitazione?
Preferisco che l’impianto intervenga solo quando l’intrusione è già avvenuta segnalandomi la presenza dei malintenzionati all’interno della mia abitazione, o penso che sarebbe importante che agisca prima che essi siano entrati nella mia proprietà?

Vediamo pregi e difetti di entrambe le soluzioni.

Alcuni kit per così dire auto-installanti, (dove per kit intendo il classico prodotto da “banco” che si trova sugli scaffali dei megastore di ferramenta di turno, o quello che si ordina su Amazon), oggi hanno una qualità abbastanza buona, sempre in rispetto al prezzo che li si paga.

Dove per qualità abbastanza buona intendo che svolgono normalmente il lavoro per il quale sono stati costruiti. Quasi tutti sono dotati a corredo di uno o qualche sensore volumetrico da interno, un contatto magnetico anti-apertura, un paio di telecomandi, una sirena ed una tastiera “all in one” che fa anche da centralina.

Poiché pensati per un’installazione che possiamo fare tutti, sono costituiti da strumentazione che dialoga attraverso tecnologia wireless; infatti per la posa non è richiesta nessuna competenza elettrica od elettronica, è sufficiente dotarsi di mezz’oretta di pazienza aiutandosi con il manuale di istruzioni (possibilmente in lingua italiana), per completarne l’installazione e la configurazione in autonomia. Quasi tutti sono dotati  di app molto comode, per la gestione tramite dispositivi mobili.

Ce ne sono di tutti i gusti a partire da 199,oo euro, (ovvio che più si spende e più si acquisterà qualcosa di qualitativamente migliore) qualcuno appare abbastanza bruttino soprattutto esteticamente, qualcuno risulta più curato anche nella qualità delle plastiche utilizzate e nei componenti elettronici.

Funzionano bene?

Se si hanno le giuste pretese, per la cifra investita e per un utilizzo prettamente “domestico” possono svolgere egregiamente il loro lavoro, sicuramente saranno più soggetti a qualche falso allarme in più, a qualche perdita di segnale anomala, ma comunque, a meno che il prodotto non sia proprio scadente, a regola funzionano bene.

Tirando le conclusioni da un punto di vista del prezzo, della facilità di installazione e della praticità di configurazione, hanno i loro vantaggi, se poi aggiungiamo che non si hanno operai per casa, non c’è nessun intervento murario, non si sporca nulla, non si rompe niente e non si tira nessun cavo possono essere la scelta preferita di chi vuole risparmiare ed avere un antifurto casalingo da interno.

Vediamo ora l’impianto professionale, ovvero un sistema di sicurezza progettato, installato e configurato sulla base di uno studio accurato delle esigenze del cliente e sull’effettiva esposizione del rischio di intrusione.
Abbiamo già capito che il suo punto di forza non è il prezzo, infatti non è una soluzione decisamente economica, potrebbe necessitare di qualche piccolo intervento murario e se si sceglie per una strumentazione cablata (cosa che consiglio sempre) implica necessariamente il tiraggio dei cavi per collegare tutti gli strumenti.

Quali scenari?

Da qui si apre un mondo, oggi con l’elettronica possiamo veramente fare quello che vogliamo, (dipende ovviamente dalla capacità dell’installatore), possiamo prevedere addirittura dei possibili scenari determinando a seconda di quello che accade, cosa il sistema deve fare e quali decisioni deve prendere. Sembra fantascienza, vero? Siamo in grado di dare (quasi) ogni tipo di istruzione al sistema fino ad una totale integrazione domotica con tutti gli altri impianti dell’immobile.

Ma puoi fargli fare anche il caffè? Si posso fargli fare anche il caffè, attacco una caffettiera elettronica alla centrale, la istruisco che, se si attiva il sensore anti-apertura della finestra della cucina, deve preparare il caffè al nostro amico ladro, accendere l’impianto stereo per metterlo a proprio agio, attivare lo scaldabagno per una doccia calda e rilassante che vorrà fare dopo averci portato via mezzo appartamento.

Battute a parte, possiamo veramente programmare ogni possibile azione e contromisura supportata dalle relative periferiche integrabili alla centrale.

Il limite è solo la fantasia, la spesa che il cliente è disposto ad investire e le normative vigenti.