Licenziamento per giusta causa e Facebook

Licenziamento per giusta causa e Facebook

Domanda.: Sono un datore di lavoro, vorrei sapere se rientrano nei motivi di licenziamento per giusta causa, questo fatto. Sono esasperato dai ripetuti e continui accessi di un mio dipendente su Facebook nell’orario di lavoro .Gli ho inviato numerose lettere di richiamo senza risultati.

Che posso fare?

Recentemente, la Cassazione ha espresso un orientamento rigido riguardo gli accessi su Facebook dei dipendenti durante l’orario di lavoro. La sentenza n.782/2016 stabilisce che l’azienda ha la facoltà di licenziare il dipendente che ripetutamente perde tempo sui social network poiché sottrarre tempo e strumenti che devono essere rivolti a servire l’azienda per scopi invece puramente personali, come seguire post o chattare, viola il patto di fiducia che lega il dipendente all’azienda.
Troppo Facebook. Si può licenziare per giusta causa, ma l’ultima parola spetta al giudice
È pertanto legittimo il licenziamento nei casi più gravi. Quando, cioè, le ore spese sul social network sono numerose, anche a seguito di richiami precedenti.
L’ultima parola spetta al Giudice che valuterà se il collegamento al social sia stato effettivamente eccessivo, tale da condurre al licenziamento.

Droni e videosorveglianza: è possibile utilizzare un drone completamente autonomo?

D: Buongiorno, ho letto molto sui droni e il loro utilizzo. Vorrei poter installare un impianto di sorveglianza collegato a un drone nella mia casa che possa entrare in funzione quando sono lontano ma non ho rinvenuto nulla riguardo all’impiego di un drone completamente autonomo senza operatore.

R: Il sistema APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto) è dotato di un meccanismo di pilotaggio c.d. remoto che consente allo stesso di volare automaticamente (quindi senza pilota a bordo) e comandato da terra.
Ora, sia il regolamento ENAC che lo disciplina (modificato recentemente nel 2015) che il Codice della Navigazione consentono il c.d. volo automatico (ovvero quello comandato da terra senza operatore a bordo) in quanto il pilota può, comunque, in ogni momento intervenire sulla condotta del drone anche quando non è più possibile riprenderne il controllo, ad esempio, per malfunzionamento. Diversamente è a dirsi per il volo autonomo, per il quale si intende l’assenza del pilota e la completa autonomia del drone nel compimento delle operazioni, per cui vi è un divieto implicito da parte dell’Enac. La motivazione della differenza di questo trattamento normativo va soprattutto ricercata nel fatto che il codice della navigazione attribuisce la responsabilità del volo alla figura del pilota. Mancando questa figura, bisogna vedere dal punto di vista legale a chi attribuire la responsabilità della navigazione e, dunque, è un problema complesso individuare il soggetto sul quale caricare la responsabilità.

Ma c’è anche una ragione tecnica: l’assenza di pilota comporta che il volo autonomo arrivi a garantire standard di sicurezza più stringenti e severi di quelle del volo automatico, proprio perché manca un uomo che, in caso di necessità e urgenza, possa intervenire. Pertanto, si tratta di un sistema di programmazione che, al momento, non è regolamentato e non è possibile, mentre è fattibile quello automatico, cioè assistito dai dispositivi quali GPS bussola, barometro ecc. purché il pilota possa riprenderne in qualsiasi momento il controllo. In questo caso, sono ammessi i droni il cui software sia conforme agli standard aeronautici EUROCAE ED-12 livello D o soluzione equivalente che assicuri lo stesso livello di affidabilità, comprensivo di un sistema che mantenga il controllo anche in caso di perdita di data link e un terminatore del volo che quando attivato non crei danni elevati da impatto.
Altro problema legato ai droni autonomi o automatici è il rispetto del trattamento dei dati e della privacy.

L’utilizzo dei droni deve soddisfare e osservare, in linea generale, alcuni importanti principi.
1) onere di attività informativa: coloro che transitano in aree sorvegliate devono essere informati con cartelli, visibili al buio se il sistema di videosorveglianza è attivo in orario notturno. I sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati (esercizi commerciali, banche, aziende ecc.), collegati alle forze di polizia, richiedono uno specifico cartello informativo sulla base del modello elaborato dal Garante. Infine l’informativa (della quale il Garante ha anche messo a disposizione modelli semplificati: ad esempio, un cartello con un simbolo ad indicare l’area videosorvegliata o anche un cartello che faccia esplicito riferimento all’esistenza di un collegamento del sistema di videosorveglianza con le forze di polizia) deve essere chiaramente visibile ed indicare chi effettua la rilevazione delle immagini, per quanto tempo e per quali scopi. Se la ripresa è effettuata con un drone, le regole applicabili saranno le stesse con l’unica differenza che l’area coperta dalla videoregistrazione sarà – probabilmente – più ampia. Per questo, dovendo raggiungere più soggetti coinvolti, le informative dovranno essere maggiormente visibili e diffuse, e le telecamere installate sul drone ben segnalate;
2) adozione di misure di sicurezza. Al fine di prevenire illeciti o attività dannose nel corso del trattamento dei dati raccolti con la videosorveglianza, le informazioni personali devono essere protette con idonee e preventive misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, perdita (anche accidentale), accesso non autorizzato, trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta. Anche in relazione alla trasmissione delle immagini a terzi o delegati (artt. 31 ss. del Codice privacy) devono essere adottate specifiche misure tecniche ed organizzative che consentano al titolare di verificare l’attività espletata dai sistemi di ripresa;
3) tempo di conservazione delle immagini. Le immagini registrate, anche grazie all’ausilio dei droni, per la finalità specifica di videosorveglianza, possono essere conservate per periodo limitato e comunque fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini di polizia e giudiziarie.