Da domani, e fino al 17 marzo, Rosa Genoni, simbolo dell’ emancipazione femminile e dell’impegno civile, sarà ricordata in una mostra che le è stata dedicata all’Archivio di Stato di via Senato 10.  Milano ha così voluto ricordare una delle donne italiane più autorevoli del secolo scorso. Rosa Genoni, infatti, è la milanese che inventò la moda“Made in Italy” . I visitatori avranno la possibilità di scoprire, grazie a documenti inediti, schizzi, libri, cimeli e fotografie oltre a manufatti, abiti e accessori dal guardaroba privato di Rosa Genoni, uno spaccato autentico dell’epoca. Un viaggio nella storia e nello stile rivolto non solo a chi ama o si occupa di moda, ma a tutti coloro che vogliono conoscere il fascino della Belle Epoque.

L’assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio, Moda e Design del Comune di Milano, Cristina Tajani ha così spiegato la mostra. “Rappresenta l’omaggio della città alla progenitrice della moda italiana con il suo stile inconfondibile e leggero. Uno stile che ha sempre escluso gli eccessi, connettendo la creatività a punti di riferimento precisi e sicuri sia nelle forme sia nella ricerca dei tessuti. La figura di Rosa Genoni è un mirabile esempio di donna e imprenditrice non solo per il suo estro creativo capace di anticipare i tratti distintivi del Made in Italy ma soprattutto per la sua caparbietà nell’affiancare alla passione per la moda un costante impegno civile a favore delle donne e della loro emancipazione”.

“Rosa Genoni è stata un’attenta protagonista del suo tempo  una instancabile sostenitrice dei diritti delle lavoratrici che grazie al suo impegno hanno visto concretizzarsi importanti conquiste, tra le quali la richiesta delle otto ore lavorative, l’abolizione del lavoro notturno, il divieto delle mansioni pericolose e insalubri nonché il raggiungimento del congedo per la maternità. Ricordare il suo nome il suo impegno e il suo lavoro è un dovere e un onore per una realtà come Milano che oggi vede sempre più donne protagoniste nel mondo della moda e dello sviluppo della città”.

L’esposizione “Rosa Genoni 1867-1954 una donna alla conquista del ‘900″, racconta la storia di una donna audace, capace e decisa a non sottostare a un destino di povertà. Dal lavoro duro come ‘piscinina’ alla direzione di una nota maison milanese, dal Grand Prix della Giuria all’Esposizione del 1906 alla carriera giornalistica; dirigente della sezione di sartoria e docente di storia del costume presso la Società Umanitaria di Milano; unica rappresentante italiana alla Conferenza dell’Aja del 1915, con il suo ingegno costruì una vita eccezionale in ogni ambito in cui operò.

La mostra è suddivisa in due parti. Presenta una sezione moda e una politico-sociale. Nella prima sezione abiti, memorabilia, bozzetti, documenti autentici e inediti di Rosa Genoni, la cui firma stilistica è spesso collegata al gran mondo d’Europa. Vestiva le donne di casa Savoia, la marchesa Lindenberger e donna Carla Erba, attrici come Sarah Bernhardt, Lyda Borelli, Eleonora Duse. Anche le poche donne della politica come Anna Kuliscioff sceglievano i suoi abiti. L’esposizione vuole raccontare, attraverso la testimonianza di Rosa Genoni, come l’esperienza ideativa, il concetto di filiera e l’eco-sostenibilità debbano convivere nella produzione di moda, e come la moda sia forma di comunicazione tra le più accreditate a veicolare valori artistici e morali. Un percorso narrativo, emotivo e inclusivo che consente una lettura a più livelli, nel corso del quale rimbalzano significati come: bello, etica, ricerca e identità.

La seconda sezione della mostra affronta l'”Impegno politico e sociale di Rosa Genoni” ripercorrendo i momenti salienti della sua vita e dell’impegno politico e sociale, curata dall’Archivio Genoni-Podreider con la collaborazione di Società Umanitaria, Fondazione Anna Kuliscioff, Associazione Profumo di Milano e l’insegnamento alla scuola professionale della società Umanitaria. Si parte dal 1908, anno in cui Rosa Genoni partecipa a Roma al Primo Congresso delle Donne Italiane esprimendo in un lungo intervento molto apprezzato la necessità dell’affrancamento dalla Moda Francese. Auspica la nascita e lo sviluppo di una Moda Italiana con l’affermazione sempre più rilevante, sia dal punto di vista artistico che economico, dell’alto potenziale dell’artigianato italiano. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale è sostenitrice della Neutralità. Nel 1928 inaugura un laboratorio di sartoria, un asilo nido e successivamente un ambulatorio ginecologico per le detenute di San Vittore.

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